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EDITORIALE

Il XXXIII Congresso Nazionale Forense tenutosi a Rimini dal 6 all’ 8 ottobre dello scorso anno ha segnato una importante svolta nella rappresentanza politica della Avvocatura, con la creazione, determinata dalla approvazione di specifica mozione congressuale, in luogo dell’Organismo Unitario dell’Avvocatura, dell’Organismo Congressuale Forense ( OCF ).

Nelle intenzioni dei firmatari della mozione il nuovo organismo di rappresentanza nasce con lo scopo di saldare il legame con il Congresso nazionale forense, espressione della massima assise della avvocatura, rappresentando l’organo di esecuzione delle volontà politiche espresse dai delegati al Congresso medesimo.

Quindi il nuovo organismo ha competenze più circoscritte rispetto al suo predecessore, non essendo dotato di rappresentanza politica autonoma in quanto mero esecutore dei deliberati congressuali. Il nuovo modello di rappresentanza si differenzia dal precedente per alcuni elementi fondamentali.

In primo luogo i delegati eletti nei singoli ordini circondariali rimarranno in carica da un congresso all’altro, essendo stata prevista la possibilità di svolgimento di specifiche sessioni congressuali intermedie per consentire alla massima assise della Avvocatura ( così la legge professionale forense qualifica il Congresso ) di intervenire puntualmente e tempestivamente sulle questioni relative alla  Giustizia, ai diritti fondamentali ed alla professione formulando le sue proposte. In secondo luogo, nel nuovo Statuto  è stata eliminata la incompatibilità di componente dell’OCF con quella di consigliere dell’Ordine che sopravvive solo per la carica di coordinatore dell’organismo.

Questa norma ha fatto largamente discutere sullo sconfinamento nel ruolo politico da parte dei consigli dell’ordine in un ambito solitamente riservato alla componente  associativa della avvocatura piuttosto che a quella istituzionale. Diverse critiche, sullo specifico punto, ha provocato anche quella  parte dello Statuto che prevede che il nuovo organismo proceda a  sentire le associazioni forensi maggiormente rappresentative e  quelle  specialistiche riconosciute come tali ai sensi dell’art. 35 della legge 247/2012, solo “ ove ritenuto “, escludendone quindi la consultazione obbligatoria. Il “volto” del nuovo organismo di rappresentanza politica, all’esito delle elezioni dei suoi componenti  esprime una netta maggioranza di componenti e presidenti  dei consigli dell’ordine e delle unioni distrettuali.

Per il Presidente del CNF Andrea Mascherin “ l’avvocatura ha provato a cambiare le cose e già questo rappresenta un elemento positivo…Il Cnf proverà a dare una mano alla nuova esperienza che nasce adesso  “, per la Presidente dell’ex OUA Mirella Casiello “ si sarebbe potuto cambiare individuando i problemi che hanno spesso limitato l’azione politica dell’OUA…ora avremo un organismo con una forte impronta ordinistica ridotto nei numeri e più dipendente dal CNF…questo nuovo OCF si confronterà con l’assenza di una reale autonomia , rischierà di essere solo una cinghia di trasmissione di decisioni prese altrove”…..Presto per fare bilanci ma la partenza non è delle migliori…

Avv. Giovanna Ollà